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Ambystoma mexicanum - Axolotl

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Saved by Giada
on May 14, 2011 at 5:16:31 pm
 

 

CLASSIFICAZIONE 

Regno 

Animalia

Phylum 

Chordata

Subphylum 

Vertebrata

Infraphylum 

Gnathostomata

Superclasse 

Tetrapoda

Classe

Amphibia

Sottoclasse 

Lissamphibia

Ordine 

Caudata

Sottordine 

Salamandroidea

Famiglia 

Ambistomatidae

Genere 

Ambystoma

Specie 

mexicanum

NOMENCLATURA BINOMIA 

Ambystoma mexicanum

Shaw & Nodder, 1798 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Nome comune

  • Български (bulgaro): Аксолотл
  • Dansk (danese): Axolotl
  • Deutsch (tedesco): Axolotl
  • English (inglese): Axolotl
  • Español (spagnolo): Ajolote, Salamandra ajolote, Ajolote mexicano
  • Français (francese): Ambystome du mexique, Salamandre du mexique
  • Nederlands (olandese): Axolotl
  • 日本語 (giapponese): アホロートル
  • Polski (polacco): Ambystoma meksykańska
  • Português (portoghese): Ambystoma mexicanum
  • Русский (russo):Аксолотль
  • Українська (ucraino):Аксолотль
  • 中文(cinese):墨西哥蠑螈

 

La specie Ambystoma mexicanum è comunemente chiamata in Italia con il nome di Axolotl (pronunciato æksəˈlɒtl̩), le cui origini del termine risalgono all’antica civiltà azteca. A proposito della coniazione del nome, gli studiosi hanno elaborato due diverse teorie:   

 

  • La prima vede protagonista la divinità Xōlōtl, dio dei lampi, della trasformazione e della morte. Nella mitologia azteca, l’inizio dei tempi è narrato come un periodo di importanti decisioni degli Dei, riguardanti la nascita della componente biotica e abiotica del pianeta. In risposta alla necessità del sole di sorgere tutti i giorni sulla Terra, le divinità si riunirono per scegliere chi sacrificare tra loro in suo onore. Il prescelto per il sacrificio fu Xōlōtl che, non accettando la decisione dei compagni, fuggì nel tentativo di salvarsi. Il dio si nascose dalla morte assumendo le sembianze più disparate, fin quando non venne scoperto e ucciso nel corso della sua ultima trasformazione, quella in Axolotl. L’animale, racconta il mito, è dunque l’incarnazione vivente della divinità e per questo è stato anche soggetto della venerazione azteca.
 
  • La seconda teoria corrisponde invece alla traduzione letterale del termine. Nella lingua azteca Nāhuatl, il nome Axolotl, deriva dalla combinazione delle parole "Ātl", dio dell’acqua, e " Xōlōtl", dio dei lampi, della trasformazione e della morte, che nelle rappresentazioni artistiche veniva raffigurato dagli Aztechi come un uomo con la testa di un cane. Per questo motivo “Āxōlōtl” viene tradotto in italiano come cane acquatico, mentre in inglese come water-dog. La traduzione del termine Axolotl può però assume altri significati, quali: water doll (bambola d’acqua), water slave (schiavo d’acqua), servant of the water (servo dell’acqua). 

 

 

SOPRANNOMI

Gli Australiani e i Neozelandesi si riferiscono spesso all’Ambystoma mexicanum come al Mexican Walking Fish (pesce messicano che cammina) per la sua morfologia. Tuttavia, la reale classe di appartenenza dell’animale è l’Amphibia. Un altro soprannome, meno carino del precedente, attribuitogli per l’aspetto insolito, è Water Monster (mostro acquatico).

 

 Distribuzione  e habitat

 

Inizialmente gli Axolotl erano animali endemici dei laghi Chalco e Xochimilco, specchi d’acqua dolce situati nel cuore del Messico, a sudest della valle omonima. Tuttavia nel corso della storia, il continuo proposito dell’uomo di guadagnare terre da coltivare ed il drenaggio d’acqua contro le frequenti alluvioni di Città del Messico, hanno trasformato entrambi i paesaggi lacustri in reti di canali più o meno profondi. Oggi gli esemplari di Ambystoma mexicanum selvatici rischiano di estinguersi non solo per la restrizione del loro biotopo, ma anche per l'alto tasso di inquinamento e l'inserimento nel loro habitat di specie animali alloctone.

 

 

La cartina compara la situazione idrografica attuale con quella passata.

 

 

I corsi d’acqua in cui vivono gli Axolotl hanno fondale fangoso, presentano assenza di corrente e sono caratterizzati da una fitta vegetazione acquatica. Il clima della regione è semisecco temperato, con temperature medie intorno ai 14-18°C. La stagione delle piogge comprende i mesi da giugno a ottobre, con precipitazioni annue non superiori ai 600 mm.

 

L’animale, in condizioni estreme, sopravvive tra i 5 e i 10°C, rallentando il proprio metabolismo e diminuendo l’apporto di cibo; mentre temperature superiori ai 26°C debilitano fortemente il suo corpo, portandolo rapidamente all’esposizione di malattie e, conseguentemente, alla morte (30°C).

 

Da un punto di vista chimico, l’Axolotl vive in acque mediamente dure, cioè contenenti al loro interno equilibrate concentrazioni di sali. Questo perché in acque tenere (poco mineralizzate) l'esemplare soffre di un’anemia temporanea, dove la pelle sbianca e le branchie perdono il loro colore rosso acceso per qualche minuto o ora. Il pH ottimale dell'acqua abitata dall'Axolotl è neutro o leggermente basico, compreso tra 7 e 7,5.

 

 Morfologia  e anatomia

L’Ambystoma mexicanum è un anfibio insolito in natura, poiché mantiene le caratteristiche fisiologiche e morfologiche dello stadio larvale anche dopo la maturità sessuale (non compie la metamorfosi). Questa sua capacità, nota come neotenia, gli ha permesso di colonizzare con successo il suo habitat naturale e di vivere una vita mediamente più lunga. La neotenia nell’Axolotl, dipende da un gene limitante la sintesi degli ormoni TSH (ormoni stimolanti la tiroide). Il risultato è una carente produttività degli ormoni tiroidei, quali la tiroxina (T4) e la triiodiotironina (T3). T4 e T3 sono costituite entrambe da iodio e regolano il metabolismo, l’accrescimento e lo sviluppo dei tessuti del corpo.

L’Axolotl può tuttavia essere indotto a trasformarsi in salamandra con degli specifici trattamenti ormonali, come ad esempio l’iniezione di iodio (con cui vengono sintetizzati dall’organismo gli ormoni tiroidei) o l’iniezione di tiroxina. L’Ambystoma mexicanum metamorfa spontaneamente solo quando le condizioni dell’ambiente in cui vive sono particolarmente sfavorevoli per lo sviluppo della vita acquatica, un presupposto che nella maggior parte dei casi porta però alla sua morte. Un esemplare neotenico vive in media 12-15 anni (a Parigi ne è stato registrato uno conseguente addirittura 25 anni), mentre una salamandra di A. mexicanum, sempre che riesca a sopravvivere alla trasformazione, non supera mediamente il quinto anno di vita.

 

 

APPARATO SCHELETRICO E MUSCOLARE

I piccoli di Axolotl hanno circa 1-2 cm di lunghezza, mentre l’esemplare adulto è mediamente lungo 25-30 cm e pesa più di 300 grammi. L’animale ha quattro arti, con quattro dita sugli anteriori e cinque sui posteriori. Tutt’intorno al corpo presenta dei solchi costali, deputati a mantenere l’umidità. Le coste dell’animale sono brevi e la sua colonna vertebrale, che forma esternamente la cresta dorsale, è costituita da circa 50 vertebre. Il 70% di queste, sono localizzate nella regione della coda.

L’Axolotl nuota sfruttando l’azione dei muscoli. Ai lati della colonna vertebrale si trovano, infatti, dei fasci di fibre muscolari detti miotomi. Contraendoli in sequenza, a distanza di frazioni di secondo l’uno dall’altro, l’animale crea un movimento a onde che si propaga lungo il corpo, in senso antero-posteriore, fino a far muovere la coda da una parte all’altra. Questo moto alternato, spinge in avanti l’anfibio permettendogli di spostarsi rapidamente nell’acqua.

 

 

APPARATO CIRCOLATORIO

L’Axolotl come tutti gli anfibi è un animale a sangue freddo (ectoterma), la cui temperatura corporea è influenzata dall’ambiente esterno. La termoregolazione avviene per mezzo della dilatazione o della costrizione dei vasi sanguigni periferici e per la costante secrezione delle ghiandole cutanee. La colorazione della pelle ha un ruolo significativo nella termoregolazione in quanto la pigmentazione scura assorbe le radiazioni infrarosse (quindi il calore) e quella chiara le riflette.

Il cuore dell’esemplare è strutturato in modo da formare tre cavità: l’atrio destro, l’atrio sinistro ed il ventricolo. La piccola quantità di sangue ricca di ossigeno che giunge nell’atrio sinistro viene spinta dalla contrazione cardiaca nel ventricolo (H), dove si mescola insieme al sangue venoso proveniente dall’atrio destro. A seguire, la cavità ventricolare pompa il sangue nel tronco aortico (A), sviluppato anteriormente in due grossi rami che si articolano lungo ciascun lato del collo in 3 o 4 vasi arteriosi (b). Questi canali, vascolarizzano interamente l’apparato branchiale e polmonare dell’animale e formano intorno alla sua gola degli archi laterali che si riuniscono nuovamente posteriormente per formare l’aorta discendente. L’apparato cardiovascolare svolge gli scambi gassosi con l’apparato respiratorio per rifornire di ossigeno le cellule del corpo, riceve dall’apparato digerente le sostanze nutritive da trasportare nei vari organi e vi asporta le sostanze di rifiuto.

 

 

RESPIRAZIONE

L’Axolotl ha la possibilità di respirare in quattro differenti modi.

 

  • Attraverso le branchie esterne, chiamate rami per la loro forma. Sono le tre strutture di colore rosso che si allungano posteriormente ai lati della testa. Ciascun ramo branchiale possiede sottilissimi filamenti piumosi, contenenti numerosi capillari. Ogni volta che una di queste sottili strutture si sposta, l’ossigeno presente nell’acqua passa direttamente nel sangue dei capillari, e il corpo dell’Axolotl libera all’esterno l’anidride carbonica. Quando la percentuale di ossigeno disciolta nell’acqua è scarsa, le branchie tendono ad aumentare la propria lunghezza ed estensione, apparendo visibilmente più piumose. Questa soluzione è adottata dall’organismo per aumentare la superficie di scambio con l’O2. I vasi sanguigni dei filamenti piumosi si diramano ingrossandosi nelle arterie degli archi laterali che trasportano il sangue ossigenato nell’atrio sinistro del cuore. 

  • L’animale può respirare attraverso la respirazione cutanea. La sua pelle infatti è molto fine e delicata, tale da permettere facilmente gli scambi gassosi. Le ghiandole mucose che la rivestono, si occupano inoltre di facilitare la respirazione attraverso il loro compito di tenere il tegumento costantemente umido. 

  • In minor parte, la respirazione avviene per mezzo della membrana buccofaringea, situata vicino alla parte posteriore della gola. Questa, è riccamente vascolarizzata e scambia ossigeno e anidride carbonica similmente alla superficie esterna del corpo.

  • L’Axolotl, pur mantenendo la morfologia larvale, sviluppa dei polmoni rudimentali. Il sistema polmonare non è indispensabile per la sua sopravvivenza ma è possibile, di tanto in tanto, osservare l’esemplare salire in superficie per inspirare un boccone d’aria. L’aria trattenuta al suo interno gli permette di fluttuare nell’acqua, e di spostarsi rapidamente in superficie. In genere i polmoni si sviluppano poco dopo che le zampe posteriori raggiungono la loro lunghezza massima.

 

 

APPARATO TEGUMENTARIO

La pelle dell’Axolotl è liscia e delicata, priva di peli, penne e scaglie. Anche se molto sottile, funge da barriera protettiva contro i traumi meccanici e gli agenti patogeni, costituisce un organo di senso (attraverso i recettori cutanei e dolorifici), svolge un importante ruolo nella respirazione e le sue ghiandole mucose mantengono costantemente idratata la superficie esterna del corpo. Gli strati che compongono la cute sono l’epidermide e il derma, divisi tra loro da una linea di giunzione dermo-epidermica rettilinea. L’epidermide, situata esternamente, non vascolarizzata, è costituita per la maggior parte dai cheratinociti: cellule che producono cheratina, una proteina fibrosa molto resistente. Nello strato basale i cheratinociti si dividono, generando ogni giorno milioni di nuove cellule che degenerano pian piano verso l’alto, dapprima originando lo strato spinoso, poi quello granuloso. A differenza dell’uomo, l’Axolotl non arriva mai a formare uno strato di cellule morte e, per questo motivo, è molto più vulnerabile e delicato. Il derma, più profondo e vascolarizzato, è costituito da tessuto connettivo denso e contiene al suo interno le cellule responsabili della colorazione cutanea, i cromatofori.

 

 

VARIETÀ CROMATICHE

Le variazioni cromatiche dell’Axolotl dipendono da cellule specializzate, dette cromatofori. Queste cellule, distribuite prevalentemente nel tessuto connettivo del derma, contengono numerosi granuli di pigmento. Partendo dall’esterno verso l’interno, distinguiamo tre diversi tipi di cromatofori:

 

  • Xantofori, aventi al loro interno carotenoidi e pteridine, pigmenti gialli e rossi.

  • Iridofori, contenenti purine cristallizzate che conferiscono un colore bianco-argenteo. La pelle dell’animale appare lucida e riflette la luce bianca nelle lunghezze d’onda del blu.

  • Melanofori, le cellule più profonde, aventi al loro interno melanina, un pigmento nero-marrone.

 

Ciascun essere vivente manifesta differenti caratteristiche a seconda dei geni che costituiscono i suoi cromosomi. Nella specie Ambystoma mexicanum, ogni cellula del pigmento è regolata da un gene distinto, non legato agli altri, ed ereditato in modo indipendente. Gli scienziati, dagli incroci dei diversi esemplari, hanno così potuto individuare l’allele dominante e recessivo di ciascun carattere.

 

 

AGISCE SUGLI

IRIDOFORI

AGISCE SUI

MELANOFORI 

AGISCE SUGLI

XANTOFORI 

Nero 

Nessun Effetto 

Nessun Effetto 

Nessun Effetto 

B x B

M x M | M x m 

A x A | A x a 

N x N | N x n 

Bianco 

Melanoide 

Albino 

No rosso, No giallo 

b x b 

m x m 

a x a 

n x n 

 

 

 Biologia

  • [inserire informazioni relative alla biologia della specie: riproduzione, comportamento]

 

 Curiosità

  • [inserire informazioni peculiari della specie]

 

 Avvistamenti

  • [inserire i luoghi in cui sono sati avvistati esemplari della specie]

 

 Progetti e Iniziative

  • [inserire enti ed istituzioni che "adottano" la specie]

 

 Links e riferimenti bibliografici

 

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