Nicchia di un micromondo


 

Localizzazione

Limbiate (MB), zona Villaggio Fiori

Tipologia di percorso

Orto di periferia

Specie segnalate

Salvia officinalis, Laurus nobilis, Mentha viridis, Rosmarinus officinalis, Celoplastes japonicus, Turdus merula, Helix pomatia, Tettigonia viridissima

 

 

 

 

  

 

 

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 Descrizione del Percorso

  • "Nicchia di un micromondo" è un percorso nella biodiversità quotidiana, per accorgersi di come essa non sia appannaggio esclusivo di luoghi non contaminati dalle attività della specie umana, ma possa essere presente negli stessi spazi in cui viviamo. Spesso infatti incorriamo nel rischio di pretendere di preservare piante e animali esotici, dimenticando che la convivenza con altre popolazioni inizia già all'interno dei cancelli delle nostre abitazioni e che dunque la conservazione delle specie ci riguarda molto più da vicino. Peraltro, dovremmo ricordare che in realtà siamo noi diretti debitori della natura, come ben sapevano i nostri antenati quando coltivavano i campi invocando le benigne divinità donatrici di fertilità, piogge e buoni raccolti. E' dunque un ritorno alla schietta semplicità del passato questo percorso, senza l'ambizione di presentare specie inusitate, ma recuperando il contatto con la natura che abbiamo perso negli ultimi decenni, uno stimolo per osservare con occhi meno superficiali una realtà in procinto, per la sua ordinarietà, di diventare invisibile. Noi conviviamo ogni giorno, senza accorgercene, con molti altri esseri viventi che strisciano all'ombra dei nostri piedi o si librano alti nel cielo sopra le nostre teste o ancora ci fanno ombra con i loro rami, ma, come disse uno scrittore latino che ben conosceva la vita nei campi, non omnis arbusta iuvant humilesque myricae ("non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici"):ciò che più facilmente si offre alla nostra vista spesso viene trascurato. Proviamo dunque a riscoprire la biodiversità nei luoghi che vediamo di più e conosciamo di meno, come in un orto qualunque, e ai nostri occhi si svelerà un mondo forse ristretto, "micro" appunto, una "nicchia" brulicante di vite uguali e diverse. 
  • Accompagnatemi dunque nel mio brevissimo tragitto in una zona come altre dell'hinterland di Milano: usciamo dunque dalla porta di casa ed entriamo nell'orto a pochi passi sulla sinistra. Scopriremo un mondo sommerso e inaspettatamente sorprendente.  

  • Nel nostro viaggio attraverso la biodiversità più prossima a noi esploreremo in realtà una porzione di terreno grande quanto il piano di scrittura di un banco, una sezione chiaro esempio di come in uno spazio ristretto possa convivere un elevato numero di specie differenti. Peraltro in questa parte dell'orto si trovano le piante il cui ciclo vitale dura almeno un intero anno, quelle che si possono osservare in qualunque stagione. Concentriamoci quindi su queste, che non sono sottoposte all'avvicendamento tipico delle altre colture. 

 

 

 Descrizione delle specie 

Piante

 

Salvia officinalis

  • La Salvia officinalis, appartenente alla famiglia della Lamiaceae e comunemente nota con il semplice nome di salvia, è una pianta presente non di rado nei nostri giardini o anche sui terrazzi per la facilità con cui la si coltiva. Poco esigente per quanto riguarda il terriccio, che può essere neutro o leggermente calcareo e sabbioso, è sufficiente annaffiarla moderatamente ed esporla al sole e al caldo per ottenere una pianta sana e vigorosa. È  originaria delle zone miti d’Europa e cresce senza difficoltà al di sotto dei 900 metri. Si presenta come un cespuglio alto da 30 a 70 centimentri con rami verdi che divengono legnosi e foglie di color verde-grigio e forma ovale-lanceolata ricoperte di una leggera peluria nella pagina superiore e con nervature ben visibili in quella inferiore. In primavera ed estate produce fiori violetti ermafroditi (spicastri) e i semi maturano da agosto a settembre. Si riproduce per seme o per talea. Ha mediamente un ciclo vitale di 4-5 anni. 

 

 

 

 

 

 

 

Mentha spicata o viridis

  •  La Mentha spicata o viridis, molto diffusa in campagna, appartiene alla famiglia delle Lamiaceae. Il suo genere comprende piante originariamente coltivate attorno al 1750 nella contea di Mitcham nel Surrey in Inghilterra e oggi il suo areale comprende quasi tutte le zone con clima temperato, fra cui Asia, America settentrionale e Australia. E’ una pianta erbacea perenne molto longeva, stolonifera – circostanza che favorisce la sua moltiplicazione vegetativa, che può avvenire anche per talea di apici vegetativi o per divisione dei cespi, mentre i semi hanno infima germinabilità – con radici rizomatose che si estendono molto in profondità nel terreno. Alta da trenta centimetri fino ad un metro, ha un fusto con numerosi rami sulla sommità dei quali durante l’estate si possono osservare fiori di colore violetto raggruppati su lunghe spighe. È coperta da foglie lanceolate di color verde intenso con ghiandole che secernono gli oli essenziali responsabili della penetrante fragranza. La produzione di tali oli è favorita da luce e calore, quindi, sebbene la pianta non abbia particolari esigenze climatiche, è preferibile porla al sole. È necessario annaffiarla abbondantemente e di frequente (non sulle foglie perché non perdano parte dei loro oli essenziali con l’evaporazione) specialmente durante il periodo estivo, evitando però dannosi ristagni idrici. Non ha particolari esigenze per quanto riguarda il terreno, che però è opportuno sia ricco di humus, poroso e con pH 6-7.  Il genere Mentha si suddivide in numerose specie – da 15 a 30 secondo le varie classificazioni – per la sue estrema facilità d’ibridazione.

 

Rosmarinus officinalis 

  • Il Rosmarinus officinalis appartiene anch’esso alla famiglia delle Lamiaceae e ha una notevole diffusione, siccome cresce spontaneo lungo la fascia costiera del Mediterraneo, suo luogo d’origine, e fino a 1500 m s.l.m. E' una pianta arbustiva perenne alta fino a 3 metri con portamento cespuglioso; il suo fusto si erige con la crescita e ha numerose ramificazioni cui corrispondono, sottoterra, radici molto estese in profondità che contribuiscono a frenare il terreno. Sui rami sono linearmente disposte foglie piccole, strette e piuttosto coriacee per limitare la dispersione idrica, di colore verde scuro nella pagina superiore e fra il verde e l’argento in quella inferiore. Su di esse sono presenti numerose ghiandole oleifere. Grappoli di fiori ermafroditi fra l’azzurro e il violetto, visibili sui rami da marzo a settembre-ottobre, una volta impollinati dagli insetti – specialmente api – producono degli acheni, ormai maturi quando assumono un colore scuro. La riproduzione avviene per seme, talea o divisione di parti della pianta. Il rosmarino si adatta facilmente a diversi tipi di terreno e va annaffiato poco, mentre a livello climatico, essendo originario del bacino mediterraneo, gradisce il sole, il caldo e l'aria ma fatica a sopportare temperature al di sotto dei 10-15°C. Ha la peculiarità di tollerare facilmente l’acqua salmastra.

 

 

 

 

 

Laurus nobilis

  •  Il Laurus nobilis varietà angustifoglia, la specie d’alloro più comune, appartiene alla famiglia delle Lauraceae. Diffusosi dall’Asia minore nell’intero bacino del Mediterraneo, cresce spontaneo in macchie e boschi. È una pianta perenne a portamento arbustivo con un tronco solitamente liscio e molto scuro da cui si dipartono rami esili ma poco distanziati, tanto che ha un aspetto piuttosto compatto. Le foglie sono lanceolate e coriacee per adattarsi meglio al clima piuttosto secco; si riconoscono per il loro lucido verde scuro. Strofinandole è possibile odorarne l’aroma. Al principio della primavera sbocciano i fiori; solo dalle piante con fiori femminili, fecondati da quelli maschili di altri esemplari (l’alloro è infatti dioico), nei mesi di ottobre e novembre si sviluppano delle bacche aromatiche di un colore fra il nero e il blu. Lì i numerosi oli essenziali (geraniolo, cineolo, eugenolo, terpineolo, fellandrene, eucaliptolo, pinene…) sono presenti in percentuale dell’1-10%, mentre nelle foglie per l’1-3%. L’alloro si riproduce per seme o per talea.

 

 

E ora fermiamoci ad osservare questa pianta che s'eleva al di sopra, quasi come un guardiano benevolo, delle altre umili sue compagne e ospita fra le foglie e i rami una grande varietà di specie di animali. Percorriamo dunque con lo sguardo l'alloro, dai rami più alti fino al punto in cui le radici s'immergono nel terreno, e troveremo...   

 

Animali

 

Ceroplastes iaponicus

  • Il Ceroplastes japonicus è una cocciniglia, insetto appartenente al gruppo degli emitteri e alla famiglia dei Diaspididae. Il nome cocciniglia deriva dalla placca di cera estremamente dura che viene secreta dall’animale stesso e ne ricopre il corpo; al di sotto di essa la conformazione dell’insetto è molto differente da quella usuale, siccome ha perso le ali, gli occhi e quasi del tutto la segmentazione, ma conserva, oltre all’ apparato digerente e riproduttore, un lungo stiletto simile a un pungiglione che viene iniettato nella venatura d’una foglia per succhiarne la linfa. Non in questo tuttavia si esaurisce il danno arrecato alla pianta ospite: le cocciniglie producono infatti come metabolita di scarto una sostanza zuccherina che provoca infezioni secondarie di funghi neri sulla pianta, coprendo così i tessuti fotosintetici. Parassita originario dell’estremo oriente – Cina, Giappone e Corea – e per la prima volta avvistato in Italia nel 1984, si è poi diffuso in Francia, Slovenia e Gran Bretagna, ma il suo areale si estende anche in molte zone dell’Asia e dell’America. Sfrutta come ospite prevalentemente l’alloro (Laurus nobilis), seguito dal kaki (Diospyros kaki) e dalla camelia (Camelia sinensis), anche se non disdegna gli alberi da frutto. Quelle che sembrano piccole placche bianche sulle foglie di tali piante sono esclusivamente femmine: solo queste infatti vivono sessili e ricoperte dalla scaglia cerosa che abbiamo già osservato ed è in realtà costituita da otto parti distinte, come si può notare negli esemplari giovani. Ha un colore rosa-brunastro e il corpo rosso, composto da 7 segmenti e dotato di zampette e antennine atrofizzate. Il maschio invece non è sessile e assomiglia ad un moscerino con solo due ali (di norma gli insetti na possiedono quattro) e un piccolissimo scudo ceroso sul dorso, aspetto che ottiene dopo aver effettuato due mute in più della femmina. Privo dell’apparato boccale, vive solo quanto è necessario per fecondare il maggior numero di femmine e garantire così la sopravvivenza e la proliferazione della specie. Questo è pure lo scopo dell’esistenza della femmina, la quale dopo l’accoppiamento, che avviene in ottobre, depone in media in tarda primavera 400 minuscole uova che restano poi sulla sua superficie ventrale, facendo assottigliare progressivamente il corpo fino a renderlo una sorta di sacca per loro. Da esse nel giro di un mese nascono i “crawlers”, i piccoli, pronti ad insediarsi a loro volta su un nuovo ospite per proseguire nelle generazioni la temibile ed impercettibile invasione.

 

Turdus merula 

  • Il merlo (Turdus merula) è un uccello ampiamente diffuso in Italia e ormai assuefatto alla vita nel contesto cittadino, tanto da nidificare, a dispetto della sua natura diffidente, anche su rami bassi e quindi a stretto contatto con la nostra specie purché non sia disturbato. Il suo areale comprende Europa, Asia e Africa nord-occidentale; a seconda delle popolazioni può migrare o essere stanziale, come avviene in Italia. È piuttosto piccolo, lungo 25-27 cm e con un peso fra 75 e 115 g. Il maschio è ricoperto da un piumaggio nero lucente su cui spicca il becco giallo-nerastro, mentre la femmina è di un colore fra il bruno e il nero con il mento e la gola grigiastri; le zampe sono bruno scure. Molto vivace, quando non sfreccia in volo nell’aria si può osservare a terra mentre saltella con la coda eretta e le ali abbassate. È onnivoro: si ciba sia di frutti, bacche e semi, sia di insetti, altri artropodi, lombrichi e piccoli molluschi. La stagione riproduttiva va da marzo a luglio. I nidi, costruiti soprattutto dalle femmine, sono pronti ad accogliere 3-5 uova che si schiudono dopo due settimane di cova e in seguito i piccoli vengono accuditi da entrambi i genitori per circa 13-14 giorni. 

 

 

 

 

 

 

 

Helix pomatia

  • La Helix pomatia è una chiocciola allevata già dagli antichi Romani e  poi diffusa dai monaci medievali nell’Europa centrale e sudorientale. Amante dei climi umidi e senza notevoli variazioni di temperatura, è presente fino a 1800 metri d’altezza. La Helix pomatia è riconoscibile dal corpo rugoso di colore grigio o beige, sormontato da un nicchio marrone che può assumere differenti tonalità e s’avvolge a spirale per 4 o 5 giri nell’adulto, dove può raggiungere il diametro di 5 cm. È erbivora e si nutre di piantine, fiori e germogli. È ermafrodita incompleta, ossia la riproduzione necessita di due individui sebbene ciascuno produca già sia i gameti maschili sia quelli femminili; questa condizione è fondamentale per garantire ricambio genetico in una popolazione dove gli incontri fra i vari esemplari tendono ad essere dilazionati nel tempo. La chiocciola verso i 2-4 anni è pronta per accoppiarsi con un elaborato rituale al termine del quale le uova fecondate sono deposte in una buca profonda fino a 30 cm; la schiusa avviene dopo circa un mese. 
  • È piuttosto curiosa la presenza di un esemplare di Helix pomatia, che vive tradizionalmente in ambiente umidi, fra piante adattate alla siccità della macchia mediterranea. Solo l’intervento dell’uomo, accostando nuovi elementi a quelli naturalmente presenti nel paesaggio, ha permesso che, nel suo lento viaggio verso la frescura degli alberi più alti e dell’edera, la chiocciola si fermasse per una breve sosta all’ombra dell’alloro.  

 

 

Tettigonia viridissima

  • La Tettigonia viridissima, più comunemente nota come cavalletta verde, fa parte dell'ordine degli Ortotteri ed è diffusa nell’intera Italia fino a 1400 metri d’altitudine; abita in particolare i prati con erbe alte, i campi, le aree boschive ed è possibile osservarla talvolta anche in ambienti urbani. Il corpo è lungo circa 3,5 cm – appena più corto è l’ovopositore – e la femmina è leggermente più grande del maschio. Entrambi si mimetizzano bene fra l’erba per il loro colore verde brillante e la banda bruna sul loro dorso. La loro presenza tuttavia non passa inosservata per il canto che i maschi emettono mediante stridulazione, ossia sfregando due parti del corpo l’una contro l’altra, più precisamente una zona ruvida alla base degli arti posteriori. Le Tettigonidi sono onnivore: si cibano soprattutto di insetti e di vegetali. Dopo l’accoppiamento le uova, di forma ovale, sono deposte sulla pianta ospite. 
 
  

Perché queste specie in un orto? 

  • Iniziamo dalle piante: Salvia officinalis, Laurus nobilis e Rosmarinus officinalis sono spesso presenti nella macchia mediterranea, dove il clima è generalmente secco con scarse precipitazioni e perciò richiedono, in ambienti con un più elevato apporto idrico, un terreno che agevoli il deflusso dell'acqua. Si trovano così a prediligere terreni sabbiosi e calcarei, tendenzialmente acidi, sebbene la presenza di tali elementi abbia effetti piuttosto negativi: il calcare riduce infatti la percentuale di potassio e magnesio, mentre la sabbia determina una minore attitudine a trattenere l'acqua, la cui penetrazione è peraltro ostacolata, insieme con quella dell’aria, dalla tendenza alla creazione di una crosta superficiale. Questa, oltre a limitare l’ossigenazione delle radici, rende maggiormente difficoltosa la germogliazione dei semi. Tali condizioni scoraggiano la diffusione di altre piante specialmente ad alto fusto e si presentano come un’importante nicchia ecologica per organismi in grado di adattarsi ad un ambiente con scarse risorse ma non ancora colonizzato da specie più esigenti per la minore profondità del suolo e il drenaggio molto rapido delle acque. Un’eccezione in questo panorama è costituita dalla menta, che pur apprezzando un terreno poroso richiede più frequenti innaffiature e un notevole apporto di azoto e soprattutto potassio, minerale la cui presenza è appunto molto scarsa nei terreni calcarei. Perché qui può sopravvivere senza difficoltà? Il merito della sua proliferazione spetta all’uomo, alla sua cura e ai concimi che integrano la composizione del suolo con gli elementi necessari ad aumentarne la fertilità, una delle prime grandi innovazioni che permettono di adeguare la resa dei suoli alla crescita della popolazione e hanno contribuito a piegare parte della natura all’arbitrio della nostra specie. 
  • L’intervento dell’uomo non si limita esclusivamente alla scelta e alla cura delle piante per permettere loro di proliferare in un ambiente non del tutto adatto, ma modifica anche su scala locale la distribuzione delle specie animali. L’orto è infatti uno degli ambienti in cui il controllo umano sui cicli e sugli equilibri naturali è più ferreo e rigoroso, siccome le coltivazioni che lì si avvicendano sono destinate a nutrire esclusivamente la nostra specie umana. Questo avviene a discapito di altri organismi che rappresentano solitamente i consumatori di primo livello in una catena alimentare che non di rado annovera anche noi fra i consumatori secondari: stavolta infatti questo anello di congiunzione tende in numerosi casi ad essere eliminato intervenendo con prodotti chimici industriali al fine di preservare intatti i produttori, le piante; la lotta per la tutela di queste ultime rende difficile imbattersi in animali erbivori anche solo di medie dimensioni all’interno di un orto e di conseguenza riduce in generale la possibilità di occupare questa nicchia ecologica per altri consumatori anche di secondo livello e potenzialmente prede dell’uomo. Inoltre un rimaneggiamento tanto radicale della catena alimentare può celare risvolti dannosi che si ripercuotono sul vigore delle piante stesse: una larga compagine di parassiti tende infatti ad attaccare gli individui più deboli selezionando quindi quelli più atti alla sopravvivenza e alla riproduzione, mantenendo così una selezione naturale che va progressivamente riducendosi a causa dell’intromissione della specie umana. Peraltro molti di quegli esseri viventi, soprattutto insetti, di cui spesso ci auguriamo il totale annientamento, possono rivelarsi in realtà di notevole utilità per selezionare e mantenere in salute le piante dell’orto, siccome intaccano solo i tessuti di vegetali già deboli e malati e per di più preservano le caratteristiche del terreno eliminando le sostanze in putrefazione (si pensi all'opera costante di formiche e chiocciole come quella che abbiamo osservato prima). Per questo è preferibile la lotta biologica, nonostante un valido aiuto possa già essere offerto dalla scelta di praticare colture intensive e perciò di consociare piante diverse per arginare la possibilità del parassita di attecchirvi o di transitare fra individui simili. 
  • Fra le quattro piante che abbiamo osservato, ben tre – Salvia officinalis, Laurus nobilis e Rosmarinus officinalis– sono tipiche delle macchia mediterranea, ambiente piuttosto secco e ben assolato, e pertanto presentano caratteristiche affini: se consideriamo infatti la loro altezza, si può notare come sia generalmente ridotta al fine di conservare un giusto rapporto, essenziale per una produzione efficiente di glucosio, fra la scarsa acqua a disposizione e l’intensa illuminazione. Inoltre alloro e rosmarino presentano un apparato fogliare coriaceo e ceroso per arginare la dispersione di acqua. Proprio a causa di tale rivestimento gli esemplari di Ceroplastes iaponicus aderiscono più facilmente alle foglie di Laurus nobilis, in quanto la loro superficie presenta caratteristiche affini a quella del guscio di cera che ricopre il corpo dell’insetto, e poi a quelle sempre coriacee di cachi, camelia e agrifoglio. La notevole diffusione odierna del Ceroplastes iaponicus in Italia è tuttavia influenzata anche da altri fattori, quali l’elevata specializzazione di questi insetti che hanno così potuto occupare un’ampia nicchia ecologica e la generale diffidenza, specialmente fra i piccoli agricoltori, a debellarli servendosi di prodotti chimici industriali.

 

 Quando?

  • Il periodo ideale per un percorso nell'orto come quello qui descritto è la primavera, preferibilmente aprile inoltrato e l'intero mese di maggio, non solo per poter ammirare con più agio le inflorescenze delle varie piante, ma anche per la facilità di osservazione degli uccelli e dei loro nidi. Peraltro in tali mesi la presenza di insetti non sempre graditi quali api e zanzare è ridotta, pertanto l' "esplorazione" è più piacevole. Bisogna inoltre ricordare che si avvicendano nel piccolo spazio d'un orto durante l'anno specie molto diverse e quindi recandovisi in altri periodi, pur vivendo un'esperienza indubbiamente istruttiva anche per osservare la varietà delle piante, si intraprende un itinerario radicalmente diverso. L'orto infatti è il luogo più ordinario per osservare l'avvicendamento nella stessa area di un elevato numero di specie diverse, una sorta di catalogo in particolar modo delle piante frutto di un percorso lunghissimo nella storia dell'umanità, a partire dagli insediamenti neolitici per poi giungere fino alle nuove tecniche per preservare questo universo dall'attacco di altri organismi più primitivi e ciononostante pericolosi.      

 

 Curiosità

 

L'orto è forse l'ambiente in cui maggiormente si conservano immutate credenze antichissime e dove ogni pianta racchiude in sé un significato e una storia intreccio di superstizioni e convinzioni radicate nel tempo. Entrarvi è quindi compiere un viaggio a ritroso nei secoli. Prepariamoci dunque a vedere, dietro la solida realtà della descrizione di ciascuna specie, gli spettri evanescenti di cui era circonfusa nel corso della storia.  

 

Salvia officinalis

  • Spesso per comprendere la natura di qualcosa è necessario assegnarle una definizione, un nome che la rispecchi: perchè dunque la Salvia officinalis porta ancor oggi questo nome forse piuttosto inspiegabile agli occhi di noi moderni? Iniziamo dal genere: Salvia deriva infatti dal latino salvere, "stare bene", siccome le erano attribuite particolari proprietà medicinali che rasentavano la sacralità, tant'è che i Romani la reputavano herba sacra e pertanto anche per raccoglierla si attenevano ad uno specifico rituale: si accingevano a compiere questa operazione senza oggetti di ferro - rimando inopportuno alle armi - e indossando una tunica bianca. La sua fortuna però proviene da più lontano: era difatti impiegata già dagli Egizi nell'imbalsamazione dei morti. Apprezzata in erboristeria anche nel corso del Medioevo, le fu così attribuito da Linneo il nome di officininalis. Altre credenze sulla salvia attingono alla tradizione cristiana: si narra infatti che avesse offerto riparo a Maria e Gesù bambino durante la fuga in Egitto e pertanto le si attribuì il potere di garantire la vita eterna. Ciò viene ripreso dall'episodio dei quattro ladri di Tolosa che nel Seicento se ne sarebbero serviti per produrre, insieme con rosmarino, timo e  lavanda, un unguento in grado di renderli immuni alla peste.
  • In realtà possiede proprietà antisettiche, digestive, calmanti, cicatrizzanti ed è anche un battericida.
 

Laurus nobilis

  • Ha un'origine molto nobile, almeno secondo la leggenda: presso i Greci era infatti sacro ad Apollo perché in esso si sarebbe trasformata la graziosa ninfa Dafne per sfuggire al suo amore. L'alloro nel mondo greco era usato inoltre per intrecciare corone da porre sul capo del vincitore di una competizione o da indossare durante i banchetti con uno specifico tema. Rimase poi simbolo di gloria durante tutta l'antichità - come non ricordare le corone d'alloro sui ritratti specialmente degli imperatori? - e tale usanza si protrasse nel Medioevo e nel Rinascimento, quando però i cosiddetti laureati erano i giovani poeti e i letterati, giungendo infine fino ai giorni nostri con il vocabolo laureato
  • Per scendere a più umili e gustosi argomenti, oggi in Emilia Romagna dall'alloro si produce un liquore detto Laurino.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mentha spicata o viridis

  • Anche la menta, come l'alloro, nella mitologia greca era originariamente una ninfa amata dal dio degli inferi Ade e trasformata in erba per gelosia dalla moglie Persefone. Più vicina ad una prospettiva scientifica e razionale era invece l'origine della sua importanza presso i Cinesi, che ne lodavano le virtù calmanti e antispasmodiche, e Plinio, convinto delle sue proprietà analgesiche. 

 

Rosmarinus officinalis 

  • Al rosmarino sono state attribuite proprietà che oggi ci appaiono quasi magiche: ad esempio, secondo la tradizione ermetica, avrebbe avuto il potere di stornare i mali che affliggevano le mani, mentre molte sono le preparazioni che ne esaltano discutibili proprietà terapeutiche. Di queste ha goduto di grande notorietà l' acqua della regina d'Ungheria, la cui ricetta è riportata in uno scritto giunto fino a noi:

 "Io donna Isabella, regina d'Ungheria, di anni 72, inferma nelle membra e affetta di gotta, ho adoperato per un anno intero la presente ricetta donatami da un eremita mai da me conosciuto, la quale produsse su di me un così salutare effetto che sono guarita ed ho riacquistato le forze, sino al punto da sembrare bella a qualcuno. Il re di Polonia mi voleva sposare ma io rifiutai per amore di Gesù Cristo. Ho creduto che la ricetta mi fosse stata donata da un angelo. Prendete l'acqua distillata, quattro volte trenta once (1 oncia = 28,35 gr n.d.r.), 20 once  di fiori di rosmarino, ponete tutto in un vaso ben chiuso, per lo spazio di 50 ore: poi distillate con un alambicco a bagnomaria. Prendete una volta alla settimana una dramma (1 dramma = 3,545 grammi n.d.r.) di questa pozione con qualche altro liquore o bevanda o anche con carne. Lavate con esso il viso ogni mattina e stropicciate con essa le membra malate. Questo rimedio rinnova le forze, solleva lo spirito, pulisce le midolla, dà nuova lena, restituisce la vista e la conserva per lungo tempo; è eccellente per lo stomaco ed il petto" (cfr . Giuseppe De Vitofranceschi, Le virtù medicinali del rosmarino, Milano 1983)

  • In realtà il rosmarino contiene potenti antiossidanti e favorirebbe la circolazione sanguigna. 

 

Ceroplastes iaponicus

  •  Sebbene il Ceroplastes iaponicus sia temuto da giardinieri e coltivatori per l'estrema facilità di propagazione e la sua lenta opera di distruzione delle piante, vi sono anche alcune specie di cocciniglie apprezzate per la loro utilità in diversi settori: ad esempio la Dactyloplus coccus, impiegata già da Aztechi e Maya per produrre il color porpora, oggi è usata come colorante (E 120) e nella cosmesi. E che dire della Kerria lacca, dal cui pigmento resinoso si ricava la lacca per ricoprire violini e altri oggetti di legno intagliato, come del resto ci suggerisce l'assonanza con il nome ceralacca?

 

 

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